giovedì, agosto 24, 2017
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7 e 8 ottobre 1970, Genova e l’alluvione

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Genova, alluvione del 1970Tutto iniziò il 7 ottobre del 1970, un anno che era già incominciato male per Genova: ad aprile, all’ imbocco del porto, era affondata la London Valour.
Acqua, acqua, acqua…
Acqua che cadeva dal cielo, acqua che strabordava dai torrenti, acqua che invadeva le strade e le case. Acqua che si portava via cose e persone.
“nera che picchia forte, che butta giu’ le porte, nera di malasorte, che ammazza e passa oltre”,
Dolcenera.
Creuza de ma ricorda quei giorni con uno speciale ad essi dedicato: testimonianze, fotografie e filmati.


 Introduzione

Genova, alluvione 1970Il 1970 non fu un anno felice per Genova. Il 9 aprile, all’ imbocco del porto una nave mercantile, la London Valour, affondò a seguito di una forte mareggiata. Affondò sotto gli occhi dei genovesi che seguirono momento per momento i coraggiosi tentativi di salvare le persone a bordo. Nonostante gli sforzi morirono in 20.
Fabrizio De Andrè dedicò Parlando del naufragio della London Valour a questi avvenimenti.
Ma purtroppo non era finita. Sei mesi dopo, il 7 ottobre, tre giorni di nubifragi misero in ginocchio la città.
Un’ alluvione devastante.
Ed è proprio questo terribile evento che vogliamo ricordare in occasione dell’ anniversario: morti, danni incalcolabili, devastazione. Ma Genova, e soprattutto i giovani giunti da ogni parte d’ Europa, non si persero d’ animo e con fatica e sudore ripulirono la città consentendo il ritorno, seppur lento, alla normalità.
Uno straordinario momento di unità tra generazioni, genti diverse. Solidarietà vera, senza fronzoli, senza chiasso. Non la solidarietà pelosa ed interessata delle televisioni. Non era importante farsi vedere, era importante esserci. Insieme.
Anche Fabrizio De Andrè ha ricordato, a modo suo, l’ alluvione. Dolcenera, una delle sue canzoni più belle, è dedicata a quanto successe in quei giorni.
“nera che porta via che porta via la via
nera che non si vedeva da una vita intera così dolcenera nera
nera che picchia forte che butta giù le porte”

Abbiamo cercato, e non è stato facile, di documentare quei giorni. I giornali erano chiusi, allagati. Televisioni e radio, a parte la RAI, ancora non esistevano. Il materiale è poco. Video, fotografie, testimonianze e i legami con la canzone di Fabrizio De Andrè, questo abbiamo cercato di raccontare. La speranza sarebbe sempre che, viste le esperienze passate, certi fatti non si ripetessero. Fatalità certo, ma anche incuria e speculazione ne sono in gran parte responsabili.
Un ringraziamento particolare lo rivolgiamo a Roberto Zaffaroni. Le sue fotografie inedite, fatte all’ età di 17 anni, oltre ad essere molto belle, sono state per me un tuffo nel passato che mi aiuta a ricordare il presente.