sabato, gennaio 19, 2019
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Perchè l’alluvione?

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In questo articolo, cercheremo di analizzare uno dei più curiosi, e d’altro canto più dimenticati, eventi violenti del secolo scorso. Analizzeremo i possibili motivi innescanti un evento che scaricò su Genova un quantitativo record di pioggia, in circa 24 ore (580 mm nel centro città, 948 mm nella periferia della Val Polcevera), e provocò anche e soprattutto per l’incuria umana 25 vittime. Inquadreremo Genova, prima dal punto di vista territoriale, poi da quello meteorologico.

Genova, capoluogo della regione Liguria, sorge ai piedi di una cordigliera montuosa al confine tra Alpi (gruppo del Beigua) ed Appennino ligure, con vette che toccano i 1000-1200 metri nella zona di Voltri, 800-900m nella periferia cittadina, 500m subito al ridosso del centro cittadino. Questa caratteristica posizione di Genova, la rende particolarmente fragile, come vedremo, non tanto ai fenomeni alluvionali classici, come quelli apportati da piogge persistenti e lunghe nel tempo, ma soprattutto verso i fenomeni, cosiddetti violenti, causa i tempi di corrivazione ridottissimi dei torrenti che scendono a valle dalle montagne.

Il 7 Ottobre 1970 la città di Genova si alzò sotto una calura opprimente, figlia di un anomalo andamento climatico che aveva caratterizzato il mese di Settembre nel nord ovest italiano. Vediamo nel dettaglio cosa era successo in quei frangenti in Europa.

Il mese di Settembre si era aperto tutt’altro che come mese di “rottura dei tempi”, come di solito è, ma come una continuazione piacevole dell’estate. Le alte pressioni, infatti, dominavano nel Mediterraneo, e sia le depressioni atlantiche sia il vortice polare non riuscivano ad entrare franchi sul “Mare Nostrum”. Ripetute ondate di calore colpirono inoltre Francia e Spagna con il culmine durante la fine del mese di Settembre, quando, complice una vasta struttura ciclonica posta in pieno Atlantico, una potentissima rimonta subtropicale interessò Francia e Spagna con isoterme di +15°C a 850hPa (circa 1500 metri) che arrivarono fin sulle coste irlandesi e fin quasi la Scozia, evento rarissimo per la fine di Settembre.

Successivamente, alle alte pressioni subtropicali si sostituì quella delle Azzorre, che verso la fine del mese di Settembre si spinse fin sull’Italia. Il clima sull’Italia in quel settembre fu particolarmente movimentato sulle regioni adriatiche e al Sud con continue infiltrazioni d’aria instabile pilotata da un’alta pressione posizionata sulla Russia, che diede vita ad almeno due episodi piovosi per il nostro meridione.

Differentemente le regioni di nord ovest subirono l’influenza marginale delle ondate di calore che si susseguivano sul Mediterraneo occidentale, vivendo un periodo particolarmente siccitoso, anche quando ai primi giorni di ottobre, fresche correnti atlantiche arrivarono sul Mediterraneo, facendo calare i geopotenziali mai inferiori, nel mese di Settembre ai 580 Gpdam a 500 hPa.

La genesi dell’alluvione fu preparata da alcuni importanti fattori meteorologici e climatici che andiamo ad elencare. In primis dobbiamo considerare il surriscaldamento del settore occidentale del Mediterraneo, dovuto alla persistenza delle ondate di calore nel mese di Settembre; infatti è da notare che anche se le estati sono molto calde e i mari si surriscaldano molto, le irruzioni di aria più fredda di origine artica, nel mese di Settembre di solito non danno luogo a fenomeni di portata eccezionale, perché il gap termico non è elevatissimo fra le due masse d’aria.
Al contrario, se il periodo siccitoso si prolunga anche nel mese di settembre, con per di più ripetute ondate di calore anomalo, le irruzioni ottobrine, di aria nettamente più fredda, possono provocare intensi fenomeni. E’ questo il caso dell’alluvione di Genova. Alluvione, che non fu provocata da un’organizzata struttura perturbata, ma da un “semplice” episodio di instabilità di eccezionale violenza, amplificato come vedremo ora nell’analisi dell’evento, dalla particolare posizione orografica della città ligure.

Il giorno 6-10-1970, infatti, una poderosa rimonta dell’Alta Pressione delle Azzorre verso nord, diede luogo alla discesa di aria artica, lì dove per tutto il mese di ottobre si erano ripetute le ondate di calore, innescando la formazione fra Portogallo e Spagna di una intensa struttura di bassa pressione che convogliò intense correnti meridionali sull’Italia, correnti che colpirono in pieno il Golfo di Genova.

E’ necessario rilevare come fu direttamente dirottata verso il Golfo Ligure una notevolissima quantità di umidità formatasi dal contatto tra l’aria artica marittima e il Mar Mediterraneo, surriscaldato da svariati giorni di caldo anomalo, umidità che sbattendo sui monti alle spalle della città condensò e scaricò tutta la sua potenza su Genova e l’immediato entroterra.

Come abbiamo già detto, il quantitativo di pioggia scaricato su Genova fu elevatissimo, e la città se pur abituata nei secoli a sopportare periodiche grandi piene dovute alla caduta di acqua dai vicini rilievi, non poté sopportare un quantitativo di acqua così grande concentrato in così poco tempo. Inoltre alla eccezionalità dell’evento si affiancò come al solito l’incuria umana, alla quale si può imputare la scandalosa gestione dei torrenti (molti dei quali specie tra i minori canalizzati) la cui piena fu la causa del disastro: il Leira, il Voltri, il Polcevera, il Bisagno, il Boiarda, il Ceresolo, il Gorsexio non furono monitorati con la giusta attenzione, pur sapendo che il loro regime prevalentemente torrentizio, dunque fortemente sensibile alle precipitazioni violente, avrebbe potuto costituire forte pericolo per l’idrogeologia della città ligure .

Ultimo ma non meno importante elemento che favorì l’alluvione, fu la scarsa quantità d’acqua che il terreno riuscì ad assorbire durante quell’evento, per due distinti fattori: il primo fu che la precipitazione fu così repentina e violenta che il terreno non poté assorbire buona parte della precipitazione; la seconda fu che la siccità prolungata seccò così tanto i primi strati del terreno che rese il suolo praticamente impermeabile, favorendo la lisciviazione delle acque invece della percolazione.

Tra la sera del 7 e il pomeriggio dell’8 ottobre 1970 Genova pianse venticinque morti, vittime di un fenomeno difficilmente prevedibile nella sua potenza, ma facilmente arginabile se un’attenta autorità competente avesse per un attimo fatto attenzione agli indizi climatici che per un avvenimento del genere erano sin troppo visibili.

Riportiamo il Bollettino dell’Aeronautica Militare emesso l’8 ottobre 1970, per gentile concessione del Sig. Vittorio Fabbri:
“L’avvezione fredda da nord in atto da 48 ore al largo delle coste europee ha ulteriormente approfondito il settore meridionale della saccatura e per un processo di separazione nell’ambito della stessa fra il 45° e 50° parallelo, si determina l’isolamento di un minimo a carattere di vortice freddo sul Portogallo. Una discontinuità frontale in movimento lento verso levante è preceduta sull’Italia da correnti meridionali e l’avvezione calda è notevolmente umidificata sul mare e acquista particolare importanza sulle regioni nord-occidentali ove, sia per stau sull’appennino ligure e sull’arco alpino, sia per scorrimento caldo sullo strato freddo al suolo in Val Padana, determina maltempo eccezionalmente molto marcato.

I fenomeni risultano particolarmente violenti in Liguria e assumono carattere di eccezionalità a Genova ove in 24 ore cadono 349 mill. di pioggia cui vanno aggiunti i 200 del giorno precedente (7). Da notare che la quantità media di Genova in ottobre è di 170 mill. Vengono segnalate conseguenze disastrose oltre che a Genova anche su tutta la riviera di ponente e, sia pur di minore entità anche in alcune località del Piemonte”.

Non mi soffermerò sulle responsabilità della gestione dei torrenti cittadini, responsabilità peraltro sanzionata da un processo penale per disastro colposo, mi soffermerò invece su quello che si è fatto in Italia per prevedere con qualche ora di anticipo questi fenomeni violenti. La costituzione dei centri meteo regionali (in Liguria il CMIRL) e delle Autorità di Bacino, l’elaborazione di modelli di previsione a scala locale (LAM), sono tutti elementi fondamentali per la puntuale previsione dei fenomeni meteo estremi. Purtroppo quello che ancora manca nel nostro Paese è un collegamento diretto minuto per minuto fra la protezione civile e i previsori; non serve a nulla dare generici allarmi di maltempo se poi non si lavora direttamente sul territorio prevenendo possibili disastri come quello di Genova.