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De Scalzi’ s Restaurant: la recensione

31 gennaio 2011 Varie
Vittorio De Scalzi e Paolo BonfantiMetti una domenica d’inverno a Genova, con la tramontana che spira forte da nord e scapiglia i radi mucchietti di neve sopravvissuti alla pioggia: verrebbe voglia di piluccare qualcosa, ma il buio impigrisce e solo l’idea di frugare nel frigo mette i brividi. Ci vorrebbe qualcosa di caldo, un bicchiere di vino,  un po’ di buona musica e la giusta atmosfera… “De Scalzi Restaurant”, ecco la soluzione!
Con un curioso esperimento musico-gastronomico, ieri sera Vittorio De Scalzi ha conquistato l’affollata platea del teatro Politeama portando sulla scena uno show originale e godevole: una rassegna di canzoni genovesi, interpretate in lingua zeneize da ospiti di riguardo, da Max Manfredi a Gino Paoli, passando per Paolo Bonfanti, Armando Corsi, e gli Gnu Quartet. Regia: Pepi Morgia.
Un’idea sviluppata in collaborazione con Gian Piero Alloisio, la cui genesi ha spiegato lo stesso De Scalzi: “Mio padre aveva un ristorante; un locale molto conosciuto e molto frequentato negli anni ’60 che per me è stata una tappa fondamentale, e che mi ha consentito di crescere anche musicalmente. Al ristorante passavano molte personalità della canzone, da Gino Paoli ai membri dei New Trolls, si mangiava e si suonava. Anche mia mamma, Armanda, mentre cucinava, scriveva canzoni. Ed è proprio da questo legame che è nato il progetto dello spettacolo”.

Il sipario si apre poco dopo le nove sulle note di Barbon, brano tratto dall’ultimo album di De Scalzi “Mandilli”: tovaglie a quadri e caraffe di rosso, Enrico Campanati “attore teatrale promosso a chef per l’occasione, con tanto di toque calcato sulla testa” si avvicina ad Armando Corsi, che sonnecchia accoccolato su uno dei tavolini, e lo sveglia di soprassalto: il maestro imbraccia la chitarra ed insieme a De Scalzi intona prima Golfo de Zena e poi la splendida Comme t’è bella Zena, impreziosita dal trallallero della Squadra dei canterini.
Vincenso e di Stagioin, specialità della casa guarnite di aneddoti, poi l’Ave Maria Zeneize per cui fanno il loro ingresso sulla scena i musicisti del Circolo Mandolistico Risveglio 1923; lunghissimo applauso e, quasi in dissolvenza, ecco comparire un altro dei protagonisti della serata, Max Manfredi, che, prima di prendere posto al tavolino ed allargare la compagnia, si esibisce in Trilli Trilli.  
A seguire arrivano gli archi degli Gnu Quartet, che scoccano frecce d’emozione: Megu Megun e Gente di Liguria, in un impasto musicale che scorre fluido come le onde del mare rappresentate sulle quinte, brividi e poesia.
Il primo tempo dello spettacolo si chiude con Ma se ghe penso nella bella interpretazione di Armanda De Scalzi in duetto con il padre , mentre è l’ottimo Paolo Bonfanti a riaprire le scene in compagnia di Vittorio con Dove a l’è e Quante botte.
A cimma, Aegua into morta e Da me a riva: gli ottoni della Banda Filarmonica Sestrese tagliano la platea del Politeama, mentre De André torna a riempire la scena con lo struggente rammarico della sua assenza; “ti ne perdunié  u magùn, ma te pensemu cuntru su” mentre sfilano via gli accordi .
Gino Paoli fa il suo ingresso e si siede al tavolo con Armando Corsi: Coglia, Arrio e U Sciocu, in salsa jazz e con gli occhi chiusi, ma la piacevole esibizione del cantautore stride col suo consueto atteggiamento ritroso: Paoli infatti scompare sull’ombra dell’ultima nota, per non riapparire neppure ai ringraziamenti finali; peccato.
Con A partensa, penultimo brano in scaletta, il palco torna ad affollarsi; spunta Aldo De Scalzi, fratello di Vittorio,  – “sono il fratello dei New Trolls  ed il figlio della trattoria” – ed insieme tutti gli altri: è la volta di Creuza de ma, eletta quasi ad inno e cantata in coro anche da tutta la platea.
L’emozione si scioglie in un’ovazione; luci in sala, applausi e sul palco salgono i New Trolls per un bis inaspettato e toccante, con Nico De Palo a sfiorare le stelle con i suoi acuti: Una miniera e, a chiudere, Quella carezza della sera.
Bravo Vittorio, ci siamo trovati bene… ora vorremmo tornare a mangiare da te.

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