Evaporati in una nuvola rock
Mercoledì 22 Ottobre 2008 13:34    Stampa E-mail
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Da oggi, 23 ottobre, è in vendita nelle librerie il volume "Evaporati in una nuvola rock", La storia e le foto di una tournée indimenticabile 1978-‘79, a cura di Guido Harari e Franz Di Cioccio [Editrice Chiarelettere].
Per la prima volta il diario ufficiale di un evento irripetibile: una sfida, un viaggio, un sogno controvento che, trent’anni fa, hanno rivoluzionato per sempre la musica italiana. Raccontato oggi da Guido Harari e Franz Di Cioccio attraverso fotografie in gran parte inedite e le testimonianze di tutti i protagonisti e di amici tra cui Claudio Baglioni, Angelo Branduardi, David Riondino e Vasco Rossi.
La presentazione a Milano il 24 ottobre [vedi scheda evento] e il 4 novembre [vedi scheda evento]

Le belle foto di Guido Harari, molte inedite, e tanti gustosi aneddoti su quella tournée così importante nel percorso musicale di Fabrizio da essere ricordata ancora oggi.
"Questa era una delle cose più affascinanti del tour. Quando raccontava cose, fatti, leggende, Fabrizio era imbattibile e sapeva tutto. Non c’era argomento su cui lui non avesse qualche aneddoto, qualche particolarità. Oltre alla storia ben nota dei Vangeli apocrifi, conosceva la versione underground di ogni tipo di argomento. Degli indiani sapeva che gli Uroni erano stronzi e che i Comanchi avevano sofferto di più, e i Cheyenne erano ladri di cavalli e poi passava dagli indiani ai Dogi, e ce n’era anche per loro, e ancora un salto temporale a parlar di García Lorca e della guerra franchista", ricorda Franz Di Cioccio.

E ancora Guido Harari "Durante le prove al palasport di Bologna giravo come una trottola tra palco e camerini cercando spunti per il reportage che avevo in mente per la copertina del disco live. Volevo cogliere qualche scintilla di «verità» che mi spiazzasse, confortandomi in una visione estetica non allineata della musica, distante dagli artifi ci e dalle moine del marketing. A un tratto, in un corridoio, la mia attenzione fu attratta da un mucchietto di vestiti appoggiati per terra. Immediato il ricordo dei cenci abbandonati dai desperados sulle rive dell’Oder-Neisse prima di passare clandestinamente a nuoto il confine tra Germania e Polonia. Ci volle un attimo per capire che quel mucchietto informe era Fabrizio che, azzerato dall’influenza, s’era addormentato contro un termosifone. Ci affezionammo entrambi a questa foto, tanto che lui me la volle chiosare con una parafrasi del Pescatore: «Col culo esposto a un radiatore s’era assopito il cantautore». È la mia foto preferita di tutte quelle che ho realizzato con lui nell’arco di vent’anni."
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[per gentile concessione di "Chiarelettere"]