Bruno Bigoni: Il colore del vento
Stampa E-mail
Un viaggio nel Mediterraneo sulle tracce di "Creuza de ma"
[di Rita Celi, da Repubblica]
bigoniUN VIAGGIO in mare seguendo la rotta di Crêuza de mä. Un progetto di Bruno Bigoni fatto di immagini e suoni, musica e storie, porti e città raccontati nel documentario Il colore del vento, attualmente in fase di lavorazione, che uscirà nelle sale tra qualche mese. Come il marinaio protagonista del disco di Fabrizio De André, il regista ha navigato e ha toccato diversi porti del Mediterraneo cercando di cogliere le diverse realtà attraverso figure incontrate sul posto. E sono racconti pieni di dolore, di fatica, di fughe e approdi in terre poco ospitali, lontane dalle guerre ma non per questo più comprensive.

Bigoni, che ha già affrontato l'eredità del poeta genovese realizzando il documentario Faber e il volume Accordi eretici, ha avuto l'idea di questo nuovo e impegnativo progetto riascoltando Crêuza de mä riscoprendone la forza e l'attualità malgrado siano passati 25 anni dalla sua creazione. E non è il solo che sente di dover dire ancora qualcosa sul cantautore scomparso l'11 gennaio 1999. Come dimostrano i numerosi musicisti, artisti, studiosi e curiosi che a 11 anni dalla morte non smettono di proporre  approfondimenti, scoperte, sguardi inediti o rivisitazioni della sua opera.

L'autore non si è limitato ad affrontare la navigazione su un cargo, tornando più volte nei porti e nelle città, ma ha coinvolto nel progetto anche Mauro Pagani che, da autore del disco insieme a De André, ha contribuito alla stesura del soggetto e curerà la colonna sonora del documentario. Gli interventi parlati del cantautore genovese scandiscono le tappe del viaggio, diventando voce narrante e spina dorsale del film che non sarebbe mai nato senza il sostegno di Dori Ghezzi e della Fondazione Fabrizio De André che hanno concesso l'utilizzo dei materiali.

"Crêuza de mä è un'opera fondamentale" racconta Bigoni. "Mauro Pagani dopo la rilettura che ne aveva fatto cinque anni fa pensava di aver finito con quel disco, ma evidentemente non è così e si è lasciato coinvolgere convinto anche lui della necessità di riattualizzare le tracce del cd che hanno immaginato questo marinaio genovese che attraversa mari, luoghi, epoche storiche, per vedere cosa resta di tutto questo mondo che gira intorno al Mediterraneo, solcato da pescatori e uomini che faticano ma anche da turisti in crociera".

Un contrasto che esaspera le differenze, come dimostrano le tappe a Dubrovnik, dove i bombardamenti del '91 fanno da sfondo alle parole di una ragazzina, e di Bari, dove Violeta racconta il suo viaggio dall'Albania e la difficile integrazione. Il mercantile fa quindi tappa a Itaca, Istanbul, Lampedusa, poi fa rotta verso il Medio Oriente fermandosi a Sidone e a Sousse, in Tunisia. Poi ancora Barcellona per incontrare l'ultima testimone della rivoluzione anarchica del '36, e ancora Tangeri, per approdare infine a Genova ascoltando la storia di una giovane clandestina nigeriana giunta in Italia lungo la rotta degli schiavi e della prostituzione.

Alla fine del viaggio Bigoni non può che constatare le distanze. "Il Mediterraneo è sempre di più un mare che separa, in tanti secoli avrebbe dovuto cercare di unire popoli, usanze e lingue invece continua sempre di più ad allontanare questi mondi" commenta, tentando un riavvicinamento attraverso la musica con Mauro Pagani che si esibisce con la tunisina Mouna Amari. Ma non è abbastanza. "A Lampedusa, dove sono andato più volte, ho scoperto l'apertura e la disponibilità degli isolani verso gli extracomunitari che arrivano dal mare. Poi quando parli con i pescatori ti dicono che è un mare pieno di morti perché ne arrivano due ma sono partiti in cinque".

Bigoni ha girato moltissimo materiale e ora è impegnato nel montaggio. "Il film dovrebbe essere pronto in primavera, ma la sfida è ancora più grande perché tutto è pensato per il cinema. Però vado avanti perché so di non essere il solo ad avere un debito inestinguibile nei confronti di Fabrizio De André perché lui, come Pasolini, ha anticipato i tempi, ha cantato e raccontato gli ultimi leggendo la realtà in termini poetici e la poesia è l'unica lingua universale in grado di parlare a tutti".

Il titolo del documentario è stato preso dalle parole di un altra canzone di De André, "Il sogno di Maria" (da La buona novella): "io, per un giorno, per un momento, corsi a vedere il colore del vento". "Non c'è un motivo particolare" spiega il regista, "mi è piaciuta l'immagine di Maria che esce dalla porta per vedere cosa c'è fuori e scopre che il vento ha colori diversi, come il mare".