Fabrizio De Andrè prende casa a Roma
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Fabrizio De Andrè prende casa a Roma

Taglio del nastro per la mostra dedicata a Fabrizio De André che, dopo Genova e Nuoro, trova dimora nei locali del museo dell’Ara Pacis a Roma, ove rimarrà in esposizione fino al 30 maggio prossimo.

Inaugurata martedì 23 febbraio alla presenza di Dori Ghezzi, Umberto Croppi - Assessore alla Cultura della giunta capitolina – e dei curatori Guido Harari e Vincenzo Mollica, la mostra si snoda in un percorso interattivo ideato da Studio Azzurro (una delle più rilevanti realtà nel campo internazionale della videoarte) che pone il visitatore al centro dell’universo deandreiano permettendogli di “osservare ad occhio nudo” i grandi temi della poesia cantata da Fabrizio De André: La Libertà, La Guerra, La Morte, L’Amore, Genova e gli Ultimi scorrono sugli schermi trasparenti ubicati nella prima sala che ospita la poetica del cantautore in una sequela di filmati, fotografie e videointerviste.

La musica trova spazio nel secondo ambiente dove le bacheche fissate alle pareti raccolgono tutta la discografia ufficiale, dal primo 45 giri “Nuvole Barocche” alle matrici degli ellepi pubblicati in oltre trent’anni di carriera; grazie a tavoli multimediali, inoltre, è possibile toccare con mano la produzione discografica del cantautore ed assistere ad alcune proiezioni di Fabrizio e dei suoi collaboratori che spiegano il contesto storico e sociale entro cui furono scritte le canzoni, e che svelano i retroscena delle relative incisioni.

La terza sala è abitata dai personaggi cantati da Fabrizio De André: tre tarocchi virtuali ospitano i profili e i e vezzi di trentuno caratteristi che riportano sugli schermi le passioni e i dolori dei protagonisti delle sue composizioni, dal Piero caduto in Guerra alla Nina che volava sull’altalena.
Di fronte campeggia il castello di tarocchi giganti rubati alla scenografia che Pepi Morgia ideò per arredare l’ultima tournée del cantautore genovese, e di fianco il suo scenografico pianoforte.

I musicisti e gli amici di De André si ritrovano nella quarta sala dell’esposizione, dove attraverso diapositive di plexiglas da infilare nelle apposite cornici, si assiste alla ricostruzione cronologica degli incontri che animarono la sua vita: da Paolo Villaggio ad Alvaro Mutis, passando per l’adorata Fernanda Pivano, in un crescendo di emozioni che è possibile arricchire assistendo alla proiezione dei contributi estrapolati dagli archivi RAI e proiettati nell’apposita saletta video.

Il percorso della mostra – che per disposizione e caratteristiche ambientali dell’Ara Pacis è forse più raccolta ed “intima” dell’esposizione genovese – termina in una nicchia dove, tra gli archi intagliati nel gesso bianco, le note del valzer di Marinuzzi accarezzano le quattro teche in cui sono archiviati i documenti, le lettere autografe e alcuni libri con le annotazioni al margine del cantautore.

Ad impreziosire questo percorso “in soggettiva” ci sono le meravigliose stampe delle fotografie di Guido Harari, Reihhold Kohl, Francesco Leoni, Cesare Monti, Luca Greguoli e Mimmo Dabbrescia; scatti d’autore che intrappolano tra le maglie delle grandi tele sfumature private della vita di uno dei più grandi cantautori nella storia della musica italiana: Fabrizio De André.