Cronaca da bordo
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lv5_small.jpgIl comandante. adesso, continuava a dare secchi ordini, ma aveva gli occhi fissi verso la diga. Lewis Collin, uomo tra i più giovani dell' equipaggio, capitato sul ponte di comando per caso, non ebbe il coraggio di guardare la diga. Lui avrebbe voluto essere su una di quelle navi che erano in rada o che avevano già salpato puntando verso il largo. Il comandante chiamò mister Hill, il marconista: "Andiamo alla deriva, lanci il segnale di soccorso". Contemporaneamente la London Valour fischiò ai rimorchiatori. A poppa, dove John Anderson aveva radunato gran parte degli indiani, ci si sforzava di non cedere, cercavano di dominarsi anche le non più giovani signore Muir ed Hill, consorti del vecchio David e del radiotelegrafista. Qualcuno le aveva consigliate di salire in plancia. La signora Muir teneva gli occhi fissi sul suo David.
Dalla sala macchine continuavano a non dare assicurazioni. Il marinaio Colin, sempre piu' vicino al comandante, non ebbe piuù dubbi. Quella maledetta diga avanzava paurosamente, quel vento bastardo aumentava e così il mare: "Dove siamo, in Atlantico?".
Colin d' un tratto si rincuorò. Aveva scorto due macchie nere che arrancavano verso la sua nave. "I rimorchiatori, comandante, arrivano i rimorchiatori", gridò. Ma il comandante non ebbe il tempo di rispondergli. La sua nave ormai era a pochi metri dalla diga. A poppa Anderson stava dando le ultime disposizioni. Aveva visto anche lui i rimorchiatori, ma scrollò il capo: "Non potranno far nulla". L' indiano Mulkhray Sherma gli rispose "Guardi, c'è anche un elicottero". Il lupo di Newcastel si spazientì: "Tenetevi pronti, dalla plancia hanno ordinato l' abbandono nave". Lo schianto provocò una smorfia di stizza al comandante.

"Macchina! Macchina!", urlò, ma nessuno rispose. Il mare aveva già invaso i locali, le lamiere della London Valour al primo tremendo colpo non avevano resistito. E dalla macchina erano saliti su tutti, imprecando. Robert Kitchener, il primo di coperta, andò a poppa per calare le due lance di salvataggio. "Senti Anderson - disse - le altre due sono inutilizzabili, cerchiamo di farcela con queste". La prima andò giù bene, ma un' ondata la strappò via, contro gli scogli. La seconda andò giù meno bene, ma un po' di uomini riuscirono a prendervi posto. Il primo torno in plancia: "Comandante, una è andata!". Lo aveva seguito anche Anderson, per prendere altri ordini: "Comandante, qualche uomo s' è gettato, ce la farà a portarsi dietro la diga".
london_valour_08_small.jpgLa nave sobbalzò più forte delle altre volte e in un attimo la poppa sparì sott' acqua. Di quanti erano a poppa chi non s' era gettato in mare, cominciava adesso a lottare per raggiungere la riva. A prua, i rimasti non speravano più, ma nessuno ebbe un attimo di smarrimento, neppure le signore, in plancia. Solo la moglie del vecchio David guardò il marito, ma non riuscì a dirgli qualcosa. Forse, in quel momento, pensava ai figli adottivi rimasti a Edimburgo.
Il primo vide finalmente le sagome di alcuni uomini sulla diga. Poteva essere la salvezza. Dalla London Valour lanciarono una sagola a quelli della diga e, tra il bordo e la terra, venne allestita una specie di teleferica. Due o tre uomini riuscirono a partire e a salvarsi. Poi il vecchio David fece un cenno alla moglie: "Ora vai tu". Ma la povera donna non ce la fece a tenersi con le mani al cavo che si tendeva e si allentava paurosamente: cadde e andò a fracassarsi sugli scogli. Anderson, che era tra quelli che controllavano la teleferica, non ebbe il coraggio di guardare tra le onde che adesso arrivavano da tutte le parti. Il comandante si irrigidì un attimo: "Signore - disse al primo - cerchi la bandiera". Colin, il giovanotto che non voleva assolutamente abbandonare la plancia, andò lui a cercare la bandiera. Il vecchio David fece ammainare quella italiana di cortesia, sull' albero di maestra, e issò la sua , per sostituire quella di poppa sparita sotto il mare. Colin, il lupo di Newcastle, il primo, il telegrafista, sua moglie, altri erano aggrappati per non essere spazzati dalle onde. Ma una, più violenta delle altre, portò via la donna, poi il comandante, il radiotelegrafista e un paio di indiani. Meno il comandante, gli altri riuscirono a tenersi a galla. Il primo gridò qualcosa a quelli in mare, s' interruppe quando vide il telegrafista e la moglie sparire tra i flutti. Colin diede un' occhiata ad Anderson: "Su, buttati!". Poi il giovanotto nuotò disperatamente verso gli scogli, due tre volte venne risucchiato indietro. Infine qualcuno lo afferrò. Allora anche il primo, il lupo e i pochi rimasti decisero di abbandonare la London Valour.
Era quasi buio. La salvezza bisognava conquistarsela con coraggio, tanto coraggio, a nuoto tra quelle onde maledette. Alcuni loro amici c' erano riusciti, altri no. Il primo e il lupo nuotarono disperatamente per dieci minuti, un quarto d' ora, un' eternità. E finalmente furono scorti in mezzo alla nafta e issati in salvo.
John Anderson, all' ospedale, lo scambiarono per un indiano perchè era una maschera di nafta. Cercò di spiegare all' infermiera che lui era inglese. Poi si ricordò dello sbarco a Salerno e balbettò qualche parola in italiano: "Io molto innamorato di vostro paese". Il lupo avrebbe voluto dire altre cose, ma era ferito e stava male. L' indomani strinse la mano a due marò che avevano partecipato ai soccorsi ed erano ricoverati accanto a lui: "Bravi, tutti bravi, tutti coraggiosi". Al cronista aggiunse: "Mai tanta paura, neanche in guerra. Molto bravi i soccorritori. Ma in Inghilterra siamo più attrezzati. In dieci minuti, forse ci avrebbero salvati tutti".