Genova, la città vecchia
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Genova, la città vecchia"Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi
ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi"


Chi non ha mai ascoltato la strofa de "La città vecchia" di Fabrizio De Andrè?
Eppure pochi, anche tra le gente del posto, conoscono il centro storico genovese. Chi lo visita per la prima volta ha reazioni spesso contrastanti: bello, sporco, un labirinto, pericoloso, affascinante, ci si perde...quante ne ho sentite dire. A me piace definirlo vero.
Non è un luogo tradizionale per turisti. E' vivo, colorato, pieno di odori (buoni e cattivi). Cammini, indeciso se guardare in basso o in alto a scoprire uno spicchio di cielo, in alto tra i tetti dei palazzi che quasi si toccano. I bassi con donne che esercitano il loro antico mestiere e poco lontano il negozietto che vende stoccafisso. Un senegalese col vistoso abito giallo e il funzionario di banca in giacca e cravatta. Bambini che sciamano all' uscita da scuola e cinesi che vendono paccottiglia. Basta girare l' angolo e dopo il muro scrostato di un vicolo malandato ti ritrovi davanti la facciata di un maestoso palazzo nobiliare. La città vecchia è contraddizione. La facoltà di architettura, i locali della movida e le facciate colorate di Campopisano con la piazzetta di ciottoli. Il forno di Ravecca e il buon profumo di focaccia. Le Vigne, col bar che ti serve il caffè con la vecchia crema di zucchero, come si usava nelle case per render più simile all' espresso la moka appena fatta. La drogheria Torrielli con i suoi profumi e le boccette di essenza con le etichette scritte a mano. Le sciamadde, pareti piastrellate di bianco, da cui uscirai odorando di fritto col cartoccio in mano, pieno di panissa, farinata o chissà che altro. Il venditore di tappi, un negozio minuscolo pieno all' inverosimile di tappi di sughero. C'è un solo modo per godersi i caruggi: vagare senza meta, girare, curiosare, farlo in orari diversi. Noi vi diamo una traccia, una traccia visiva. I caruggi visti con l' occhio fotografico di chi li ama. Iniziamo con due amici, Ivano Baldi e Federico Savoldelli, ma ne arriveranno altri.
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