testata_carolina_700
di_stazione_in_stazioneUna caricatura di luna segna le ore sulla facciata gialla di Brignole, e a me piace tener d'occhio i suoi quarti mentre, a passo spedito, entro nell'atrio della stazione.
Spesso varco la soglia pochi minuti prima delle sette, giusto in tempo per raggiungere il nono binario ed aspettare che annuncino il treno per Roma; trovo che guardarlo arrivare, sostare e poi ripartire con un posto vuoto in seconda - il mio - sia un esercizio bizzarro e rassicurante: mi dà la certezza di aver compiuto la scelta giusta, quella di essermi trasferita nel luogo che amo.
Ieri pioveva, e l'odore della ferrovia si mescolava a quello di terra bagnata, in una strana essenza che ricordava l'azzurro: ombrelli, fidanzati e valigie, giornali e cappelli; dietro ogni faccia c'era una storia, come sul retro di ogni biglietto c'era un progetto vidimato al caso. ?
Oggi, invece, sulla mia Genova splendeva il sole: un sole insolente che incupiva il mare in un broncio cobalto.
Ho fatto una lunga passeggiata, e da Brignole sono salita verso Carignano, dove le facciate austere dei palazzi mi hanno lasciata sfilare vestita dei miei pensieri, senza tirarne i fili; avrei voluto sgranchirmi le idee, e invece, arrivata al Porto Antico, mi sono accorta di avere le gambe stanche.
Saranno stati i gradoni che da piazza della Vittoria ascendono alla terrazza del belvedere, oppure l'indeterminatezza di corso Aurelio Saffi: avevo un andare precario intonato al mio tempo, e una strana forma di scelleratezza ad appesantirmi la sottana.