martedì, ottobre 17, 2017
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Play a Song for Me – Giovanni Cerutti e Lorenzo Monguzzi

18 maggio 2017 Non solo De Andrè

Informazioni sull'evento

Mappa non disponibile

Data e Ora:
18/05/2017
21:00

Dove:
Centro Culturale "Don Sergio Colombo"
Indirizzo:
Piazza San Rocco
Città:
Calcinate

Categoria:


Descrizione evento

Play a Song for Me – Giovanni Cerutti e Lorenzo Monguzzi

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Seguendo gli scritti raccolti nel volume Bob Dylan, play a song for me, Giovanni Cerutti e Lorenzo Monguzzi si inoltrano nel mondo poetico di Dylan, indugiando sui frammenti che meglio di altri ne aprono le porte. Interpretate dalla voce di Monguzzi, le canzoni di Dylan si intrecciano ai momenti più significativi della sua parabola artistica, raccontati e descritti da Cerutti.

Play a song for me è il primo vero omaggio italiano al cantautore e poeta americano che raccoglie le voci di compagni di strada, come Joan Baez, innamorata di «lui e la sua chitarra e le sue splendide, sconnesse, mistiche parole», Allen Ginsberg e Fernanda Pivano e di chi è cresciuto con le sue canzoni, da Richard Gere a Bruce Springsteen, per il quale è stato «il fratello che non ho mai avuto», da Fabrizio De André a Francesco Guccini («Dylan è le nostre idee di allora, le nostre discussioni di politica e di musica»). Con una canzone tradotta da Patrizia Valduga e scritti di Stefano Benni, Carlo Feltrinelli e Alessandro Carrera, che esplora il rapporto di Dylan con Obama. Con una divertente e semisconosciuta finta lettera scritta dallo stesso Dylan alla madre della Baez, riemersa dai cassetti della folksinger.

BOB DYLAN. PLAY A SONG FOR ME. TESTIMONIANZE, Interlinea.
Joan Baez, Stefano Benni, Fabrizio De André, Carlo Feltrinelli, Richard Gere, Allen Ginsberg, Francesco Guccini, Jack Nicholson, Fernanda Pivano, Bruce Springsteen, Patrizia Valduga. A cura di Giovanni A. Cerutti. Con una nota di Alessandro Carrera.
Guardavo la copertina, con Bob, con quella giacca blu satinata e la maglietta della Triumph. E quando ero un ragazzo, la voce di Bob in qualche modo mi elettrizzava e mi spaventava. Mi faceva sentire una specie di innocente irresponsabile. E così è ancora adesso. Ma raggiungeva e toccava la conoscenza del mondo che poteva avere un ragazzo di quindici anni che andava al liceo nel New Jersey di quel tempo. Dylan era un rivoluzionario; così come Elvis aveva liberato i nostri corpi, Bob liberò le nostre menti. E ci ha mostrato che anche se la musica era un fenomeno essenzialmente fisico, non significava che fosse incompatibile con la dimensione intellettuale. Ha avuto la visione e il talento di espandere la canzone fino a farle contenere il mondo intero
(Bruce Springsteen, Il fratello che non ho mai avuto, in Bob Dylan. Play a song for me).


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