sabato, febbraio 24, 2018
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Quello che non ho – Neri Marcorè

13 febbraio 2018 Non solo De Andrè

Informazioni sull'evento

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Data e Ora:
13/02/2018 - 18/02/2018
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Dove:
Teatro della Corte
Indirizzo:
Piazza Borgo Pila 42
Città:
Genova

Categoria:


Descrizione evento

Quello che non ho – Neri Marcorè

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L’essenziale scenografia non permette distrazioni. Neri Marcorè si muove sul palco insieme alla cantante Giua e alle chitarre Pietro Guarracino e Vieri Sturlini, dal talento virtuoso.

Neri Marcorè con parole e musica si interroga sul mondo in cui viviamo, sulle contraddizioni della nostra epoca, estremamente tragiche ma anche terribilmente ridicole.

Le canzoni di De Andrè, in particolar modo quelle tratte dall’album “Le nuvole” del 1990, sono il principale filo conduttore dell’intero spettacolo: guidano l’artista in un viaggio di un’ora e mezza che, senza interruzioni, si sofferma su episodi significativi della storia del nostro paese e della nostra epoca.

Alla musica si intervallano le “profezie” di Pier Paolo Pasolini, che confluirono ne “La rabbia” del 1963: scritti profetici perchè già quarant’anni fa, conosceva il nostro presente.

Dove si finirà continuando a rincorrere il consumismo smodato e irresponsabile? Il boom economico degli anni Sessanta ci ha portato in quella che Pasolini ha definito “una nuova orrenda preistoria” in cui la distruzione della nostra coscienza morale e la distruzione fisica del nostro pianeta sono i tratti distintivi.

Se la domanda era, “Dove finiremo?”, la risposta è “Esattamente dove siamo ora”. In un mondo impazzito in cui bene e orrore si mescolano; in un oscillare perenne tra il tempo rincorso con affanno perchè sembra non bastare mai e la gara all’arricchimento del superfluo.

“Siamo la prima civiltà che tende all’autodistruzione”, arriva a sentenziare Neri Marcorè dopo un ancora parziale racconto. É un’affermazione terribile che porta con sè rabbia e impotenza ma riflettendoci su, racchiude solo verità.

Un po’ come gli scritti di Pasolini, anche le canzoni di De Andrè sono profezie, talvolta pungenti, rivelate con sarcasmo; attraverso la magia della musica, le parole delle sue ballate rivivono grazie a Marcorè e descrivono una situazione analoga, in cui l’unica doverosa risposta dovrebbe essere l’indignazione.

Al contrario, gli anni si rincorrono, i decenni avanzano e le cose non cambiano anzi, se possibile, peggiorano. Con  un aggravante: nonostante sia stata compresa pienamente la rotta sbagliata intrapresa, non si modifica il tiro, continuando su quello stesso percorso nocivo e malato.

E così è inevitabile che venga tratteggiato un paese pieno di pregiudizi in cui il progresso non va di pari passo con il consolidarsi e il progredire della coscienza critica di chi lo popola.

Quello di Neri Marcorè è un viaggio “in direzione ostinata e contraria” in cui è necessario non dimenticare i soprusi a cui sottoponiamo il nostro pianeta; con un tono quasi poetico l’artista ci descrive quello che sta accadendo al largo dei nostri oceani: un nuovo continente, il sesto, grande due volte e mezzo l’Italia, si sta progressivamente ingrandendo: è composto di plastica.

Lo sappiamo ma facciamo finta di niente. A parte organizzare raduni, summit o convegni presenziati da illustri scienziati di fama mondiale in cui viene declamata l’emergenza in corso; poi, ognuno a casa propria.

Non chiudiamo gli occhi solo di fronte alla distruzione del Pianeta;  i nostri telefonini, la playstation, molti degli oggetti “tecnologici” che possediamo, hanno alla base del loro funzionamento il coltan, un minerale di cui è ricco il Congo; nelle miniere scavano persone con conseguenze letali poichè esso contiene uranio. Il controllo dei giacimenti ha originato una guerra civile. Qualche anno fa in Italia la Playstation 2 divenne introvabile nei negozi. Il motivo? La carenza di Coltan la cui estrazione si era fermata a causa della guerra.

Ma non siamo portatori solo di orrore. In Italia la realtà si intreccia al paradosso comico, se non fosse che tale comicità costa cara ad ognuno di noi. Neri Marcorè ci racconta l’incredibile serie di interrogazioni parlamentari, spalmate nel corso di due anni con rimbalzi e risposte, per la scomparsa di Clarabella (sì, uno degli abitanti di Topolinia). Clarabella, sotto forma di gadget, era distribuita nelle confezioni di acqua rocchetta junior. In Parlamento viene sollevata la questione dell’anomalia riguardo il ritrovamento di tale figura, rispetto ad altri personaggi facilmente reperibili. Purtroppo è tutto vero e risale al 1998.

Marcorè imbraccia la chitarra e ci delizia cantando e suonando. Il ritmo delle note poetiche di de Andrè ha invaso il Teatro, è quasi impossibile non cantar: probabilmente così riusciamo ad assaporare meglio le parole.

Lo spettacolo volge alla sua conclusione mostrando una nota di speranza: il ritorno delle lucciole. Pasolini, in senso reale e metaforico ne aveva denunciato la scomparsa individuandone le cause nella dissoluzione morale, politica e sociale di quei tempi. Un ritorno che ci lascia sperare; la stessa speranza con cui, come direbbe De Andrè, dobbiamo andare “alla ricerca di una goccia di splendore”.


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