martedì, ottobre 17, 2017
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Giuliano Crisalli

17 ottobre 2010 Quattro amici e un bar
AMICI DI PENNA
C’era, fra gli habituè del bar Igea, Giuliano Crisalli, il giornalista del “Secolo XIX” noto per la sua “radiocronaca”, dalla redazione di piazza De Ferrari, dello spareggio Genoa-Venezia (sic…) decisivo per la salvezza del Genoa nel 1968. C’era quasi per forza, Crisalli, che abitava lì di fronte, nel palazzo del cinema Aurora. Anche per questioni anagrafiche, ma certo non solo, il suo più caro amico era Riccardo Mannerini: «Una persona intelligentissima, piena di sensibilità. Tenco gli sottopose i suoi primi versi da musicare, e su essi lavorarono. Mi invitava a fare a gara di poesie con lui, ma non c’era partita.»
Crisalli non riesce a darsi pace per la morte di Riccardo: «Lo ricoverarono al San Martino per una grave crisi depressiva. Quando tornò a casa mi disse che si sarebbe ucciso. Voleva a tutti i costi vedermi. Non compresi che faceva sul serio.»
Fra i ragazzi che frequentavano il bar c’era Nino Grottin. «Fu lui a presentarmi Luigi Tenco e Ruggero Coppola. In seguito lo feci assumere al “Secolo”.»
Poi comparve Bindi…
«Il più bravo di tutti. Suonava stupendamente il pianoforte. Lo seguimmo nelle sue prime esibizioni in pubblico al Lido, non ricordo se in occasione di una sfilata o di miss Lido. Era la prima volta che “uno di noi” suonava in un posto importante. Eravamo increduli. Poi, piano piano, ci abituammo ai vari successi, scanditi dalle automobili. L’ultima volta che vidi Tenco arrivò con la Jaguar. Mi fece ascoltare Ciao amore ciao  chiedendomi un parere. Era sicuro di vincere, io storsi il naso.»
Il bar Igea però non era propriamente un caffé letterario…
«Tutt’altro. C’era un certo Pietrin, un contrabbandiere di “bionde”, anche lui sempre su macchine bellissime. Era un provetto motoscafista e riusciva a non farsi mai beccare dalla finanza. “Lavorava” di notte, e non si faceva vedere prima di mezzogiorno. Una volta non lo vedemmo arrivare, ci preoccupammo e andammo a casa sua. Ci aprì la madre che ci liquidò così: “Mio figlio, o scio Pietrin, o dorme”.
Di un altro contrabbandiere mi sfugge il nome. Sparì dalla circolazione. Se ne raccontarono tante, ma a mio avviso fu ucciso.» Per un giornalista come Crisalli il bar era anche una preziosa fonte di notizie e informazioni. «E in qualche caso decisivo per togliermi dai guai: quando fecero un raduno di gay al Covo di Nord-Est, scrissi il mio sconcerto. Ne conseguì la chiusura del locale per 15 giorni. Il proprietario era imbufalito. Disse che voleva uccidermi, sembrava fare sul serio. Mi venne in aiuto Pietrin, che mise insieme una squadra di “suoi”, un gruppo di picchiatori. Mi scortarono loro, al Nord-Est, dove siglammo la pace: “perché non fai venire Tenco al posto dei gay?” suggerii al titolare mentre ci stringevamo la mano. E così Luigi suonò al Covo di Nord-Est.»

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