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coscienza_zena"Lei è la maitresse di cui in cronaca si parla talvolta con parole poco lusinghiere. Chi di psico-analisi s'intende, sa dove piazzare l'antipatia che i suoi figli le dedicano".

Parafrasando Svevo, scalcio la macaia che in questi giorni fa di Genova un pudding di malinconie e sospiri: afa gelatinosa, nuvole spesse ed aria ferma; la "scimmi di luce e di follia" cantata dal Conte di Asti ci tiene tutti svegli, ognuno aggrappato alla propria insofferenza, ad imprecare dietro pale che non girano mai abbastanza veloci.

La Coscienza di Zena, morsa dalla canicola, stringe i denti e tira avanti: è la Settimana internazionale dei diritti, questa: da giovedì 15 a giovedì 22 luglio si succederanno seminari, convegni, interviste pubbliche ed incontri istituzionali a cui interverranno ospiti, musicisti, specialisti, attori e giornalisti uniti dal comune denominatore dell'attenzione verso i Diritti Umani.
Una rassegna organizzata dal Comune, che ha una marcia in più: la costanza.

Perché Genova è un'anziana signora un po' sciatta, ma non distratta: ha la grande maestria delle vecchie puttane nel ricordare il nome dei clienti, e tra i carrugi, le creuze e i vicoli dell'angiporto, le è rimasto tatuato il fiore del partigiano; chiama per nome la Resistenza, e la ricorda intatta come un viso che nessuna primavera potrà mai fare appassire.
Medaglia d'oro al valor militare, non è un caso che proprio lei sia stata forse l'unica città italiana ad essere liberata, anziché dagli Alleati, dai Partigiani, cui i Tedeschi - comandanti dal generale Meinhold - la riconsegnarono nella celebre Resa di Villa Migone.
Una città schierata che, non più tardi di 15 giorni fa (il 30 giugno u.s.), è scesa in piazza in forze (anche solo) per commemorare la manifestazione contro il congresso dell'MSI che nel 1960 portò alle dimissioni del governo Tambroni; io c'ero, ed eravamo in migliaia a farci vento con le bandiere multicolori della pace e degli operai, ad affollare via Venti Settembre da De Ferrari a piazza della Vittoria senza un buco di dubbio, senza saldi e senza sconti, uno dietro l'altro ad ignorare le occasioni promesse dai negozi per rivendicare cantando il diritto al lavoro, all'uguaglianza, alla casa, alla sanità e all'istruzione.
Una salita di ideali compressi nella sfilata di un popolo oppresso dalla contingenza negativa del momento socioeconomico, ma fiero della sua integrità morale.

Per questo, e per mille altri motivi, mi piace pensare alla Coscienza di Zena; perché tra i suoi vicoli ci sono sari che si confondono con i tailleur, circoli antifastisti, kebabberie e numerosi, piazze, bar e biblioteche in cui ogni sera c'è una chitarra che spara sull'indifferenza e uccide i pregiudizi.
E' bello vivere qui.