domenica, marzo 26, 2017
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Lisetta Carmi

lisetta_carmi_small.jpgDicono che la Morena, al secolo Mario Dorè, prima di entrare nel ghetto di Via del Campo, a Genova, avesse in mente di farsi suora. Un futuro da missionaria in Africa, i voti, la dedizione ai malati. Ma la vita, si sa, spesso prende altre strade. E presto la trasforma in “graziosa”, travestito del quartiere nei carrugi dietro al porto di Genova. La conoscono tutti: di giorno prende un banco al mercato, di notte «sta sulla soglia» ad aspettare i clienti. La conosce anche Fabrizio De Andrè, che le dedica la prima strofa della sua “Via del Campo”, la conosce Lisetta Carmi, fotografa genovese, che ne fa ritratti, riprendendo lei e le altre con il suo obiettivo. «Quelle foto non le ho vendute mai. Le ho regalate, piuttosto, a tutte loro ma non ho mai guadagnato una lira». Lisetta Carmi oggi ha 84 anni e le sue foto scattate nel primo quartiere delle “graziose”, i travestiti di Genova, dalla metà degli anni Sessanta ai primi anni Settanta, fanno ancora scalpore. «Li ho conosciuti a una festa di Capodanno a Genova nel 1965, loro vivevano nel ghetto degli ebrei, tra Via del Campo e piazza Fossatello. In 6 anni di vita insieme li ho sempre protetti, stimati, ho vissuto la loro sofferenza, l’ emarginazione, le violenze, gli arresti. Ma grazie a loro, ho capito me e ho riscoperto la gioia di essere donna in un periodo in cui mi ribellavo al ruolo che la società ci aveva assegnato».
Lisetta è una ragazza di buona famiglia, la madre insegnante, il fratello pittore di fama (Eugenio) e negli anni Sessanta mollare tutto e trasferirsi nel quartiere “maudit” non deve essere stata impresa facile. Sei anni di lavoro intenso, dal 1965 al 1971. In cui ha immortalato volti e corpi di personaggi, in qualche caso, rimasti leggendari. C’ è la Morena «una donna buona, curava i ragazzi più fragili, non mi ha dimenticata mai, solo 5 anni fa mi ha chiamato perché voleva rivedermi». C’ è la Gitana, il capo del gruppo, sfrontato omosessuale. C’ è Elena, bionda di sera e gruista all’ Italsider di giorno e Pasquale, il gentiluomo napoletano che da donna veste di “straccetti” e da uomo indossa solo tight. In quegli anni un lavoro del genere incontrava solo dissensi, provocava scandalo. «Le foto le raccolsi in un libro, che un mio amico stampò in mille copie, rimaste sotto il banco dei librai per anni. Poi, al momento di andare al macero la mia amica Barbara Alberti le prese tutte, riempì casa sua delle mille copie e le distribuì in omaggio ovunque». Da allora, dopo più di dieci anni da quell’ esperienza, le arride il successo e lei comincia a girare il mondo. Contemporaneamente, realizza un lavoro fotografico su Ezra Pound e uno sui portuali di Genova. «Mi interessa lavorare per gli altri, tutta la vita ho cercato di dare voce a chi non ce l’ ha, sono stata dalla parte dei più umili. Ho fatto servizi in America Latina, sono stata in Venezuela, Messico e Colombia e certe facce non le scorderò mai». Ebrea espulsa dalle scuole a 14 anni, Lisetta oltre alla passione per la fotografia ha coltivato anche un importante talento musicale. Come pianista suona in tutta Europa ma abbandona la carriera agli inizi del 1960. Il suo temperamento ribelle la induce a rinunciare anche alla fotografia: nel 1976 conosce un guru indiano con cui crea un centro spirituale a Cisternino, nella provincia pugliese, dove si trasferisce. Vive per 20 anni in un trullo, poi si sistema in una piccola casa nel centro del paese, che ancora oggi abita. A lei, energica donna che vive infischiandosene dell’ età, il merito di aver ritratto le prime Drag Queens italiane.
[Tiziana Cozzi, Da Repubblica – Edizione di Napoli]