Su De Andrè si è detto molto, sia sul piano biografico che su quello più strettamente artistico: d’altra parte, un’opera così ricca e una personalità così singolare si prestano a tante letture.
In questo libro quasi mai ci si sofferma sui singoli dischi, piuttosto si considera l’opera di De André nel suo insieme, evidenziandone i tratti di base e il percorso, che nella sua complessiva linearità ci mostra come per Faber l’assillo di fondo fosse “l’intertestualità tra testo letterario e testo musicale”, come diceva Luzi, che lo definì un “artista della chanson”.
Ma questa “intertestualità” non è fine a se stessa: fa risaltare la sua visione della vita, il suo oscillare tra la consapevolezza del male e la ricerca della salvezza, attraverso storie e personaggi tolti alla realtà e dati all’arte.
In questo libro quasi mai ci si sofferma sui singoli dischi, piuttosto si considera l’opera di De André nel suo insieme, evidenziandone i tratti di base e il percorso, che nella sua complessiva linearità ci mostra come per Faber l’assillo di fondo fosse “l’intertestualità tra testo letterario e testo musicale”, come diceva Luzi, che lo definì un “artista della chanson”.
Ma questa “intertestualità” non è fine a se stessa: fa risaltare la sua visione della vita, il suo oscillare tra la consapevolezza del male e la ricerca della salvezza, attraverso storie e personaggi tolti alla realtà e dati all’arte.